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Il Positive Self Talk Antipanico in TV

Farmaci psicotropici tra business e menzogna


Philippe Pignarre, manager “pentito” di colossi farmaceutici,

denuncia nel libro “L'industria della depressione” (Bollati
Boringhieri), lo scandalo del business farmaceutico e del
pressapochismo degli psichiatri che prescrivono pillole della
felicità con grande disinvoltura. Secondo l'Oms oggi i depressi
supererebbero il miliardo e se si pensa che nel 1970 i depressi
erano “solo” cento milioni, ci si chiede cosa ci aspetterà in
futuro. Un mondo di depressi cronici. Ma cosa sta succedendo?
Cosa può spiegare questa allarmante ondata di tristezza
patologica? Le spiegazioni sociologiche che descrivono l'uomo
vittima di una società competitiva e massificante non bastano
per giustificare questo fenomeno allarmante.
Come spiega Pignarre il boom dei depressi è frutto
dell'influenza delle multinazionali farmaceutiche che, con i
congressi in hotel a cinque stelle e articoli di esperti dipendenti dalle stesse case produttrici di
psicofarmaci, hanno esercitato ed esercitano una campagna di disinformazione e persuasione di massa.
Le pillole della felicità sarebbero solo un bluff alimentato da interessi economici e l'epidemia del male
oscuro un male studiato a tavolino. I depressi “veri” sono solo il 2 % della popolazione, tutti gli
altri sono solo persone che stanno attraversando un periodo difficile a cui stanno rispondendo con
un normale fisiologico calo dell'umore. Certo il mercato ha trovato terreno fertile in una società dove
tutto si compra, anche la felicità, e dove più nessuno accetta di star male affrettandosi a cancellare il
sintomo fastidioso senza arrivare alla causa dello stesso. Tutto e subito possibilmente.
 Ed allora entra in
gioco l'eticità di certi dispensatori di felicità in pasticche che barattano il proprio giuramento di Ippocrate
con un vacanza sponsor con tanto di congresso scientifico dai contenuti ovvi che acquietano le loro
coscienze.

Gli antidepressivi di ultima generazione, i famosi IRSS (inibitori selettivi della recaptazione della
serotonina), Fluoxetina, Fluvoxamina, Paroxetina, Citalopram, etc., prescritti in massa anche dai medici
generici, non sono così innocui come le case farmaceutiche dichiarano ma tutt'altro. Hanno effetti collaterali e quandosi smette di prenderli provocano fenomeni di astinenza, come capogiri, vertigini e nausea. I "nonni" degli
IRSS, ovvero i Triciclici, sono ancora più tossici e danno altri effetti collaterali come sonnolenza,
abbassamento della pressione arteriosa, causano ritenzione urinaria, disturbi intestinali, calo del desiderio
sessuale ed in più sono cardiotossici. Ci si chiede se qualche effetto positivo questi farmaci lo abbiano
davvero.
Pignarre è chiaro su questo punto: “Sono euforizzanti danno buon umore un po' come una
blanda cocaina, ma questo non vuol dire che curino la depressione e, una volta sospesi, i sintomi iniziali
ricompaiono... in realtà questi farmaci hanno colmato una lacuna che imbarazzava molto la psichiatria
dando una spiegazione biochimica alla depressione priva altrimenti di una causa scientifica”.

Insomma se è vero che un calo di certi neurotrasmettitori
(noradrenalina, dopamina e serotonina) è la causa della
depressione cosa è che determina questo calo? L'evento triste
o l'evento triste è vissuto come tale perché c'è una alterata
funzionalità dei neurotrasmettitori? In altre parole, certo più
ruspanti delle pubblicazioni scientifiche, viene prima l'uovo o la
gallina? E se l'uomo imparasse a vivere le inevitabili difficoltà
della vita in modo diverso, imparasse a pensare in modo
diverso, i neurotrasmettitori come reagirebbero? Insomma se
per una volta il mondo scientifico libero da pressioni
“lobbystiche” si decidesse a voler arrivare alla causa o alle
reali e non artefatte concause di questa patologia forse il
mondo tutto, non solo i singoli pazienti, ne trarrebbero
beneficio.

Si farebbe una reale e simbolica pulizia da idee preconcette, intrugli chimici e interessi lucrosi.

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