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Rifiutare l'idea della psichiatria come cura e soluzione

Un argomento di cui si sente raramente parlare sono gli effetti che la legge 180, la
cosiddetta legge Basaglia (conosciuta principalmente per aver decretato la chiusura dei
manicomi), ha avuto ed ha ancora oggi sulla nostra società. Ancora più raro è poter
sentire opinioni e pareri di chi rifiuta o si oppone direttamente all'idea della psichiatria
come cura o soluzione. Qualche tempo fa a Pisa mi sono trovato ad assistere ad un
convegno che trattava questo argomento e che ha colpito il mio interesse.
La legge 180 di per sè sancisce norme, diritti e doveri che stato e soggetti interessati
hanno in materia. Si stabilisce ad esempio che il trattamento medico psichiatrico
obbligatorio, chiamato tecnicamente Trattamento Sanitario Obbligatorio o TSO, deve
rispettare i diritti civili e politici garantiti dalla costituzione, compresa per quanto
possibile la libertà di scegliere dove e con chi curarsi. Tra le altre cose vi è il diritto del
paziente di poter comunicare con chi vuole, diritto ad avere tutte le informazioni sulle
cure a cui si è sottoposti e due figure "di garanzia". Infatti il provvedimento deve essere
firmato dal sindaco e confermato dal giudice tutelare preposto secondo le varie modalità
indicate. Sempre secondo la legge chiunque abbia interesse a farlo può avere voce in
capitolo, non è obbligatorio essere il soggetto del provvedimento sanitario nè un
parente dello stesso.
Cos'è dunque che viene contestato? Per quanto mi è stato dato dato di capire è la
funzione, l'efficacia e la validità stesse della psichiatria come sistema di cura. Durante il
convegno è stato denunciato l'utilizzo della psichiatria come meccanismo di controllo
autoalimentato perchè la psichiatria, nella forma di prescrizione di farmaci è un affare
colossale. Chiunque potrebbe essere soggetto di un TSO, che nei fatti limita, quando
non annulla, i diritti individuali di una persona che, una volta iniziati i trattamenti
farmacologici, non ha più neppure le facoltà mentali per potersi opporre. Ho sentito
parlare di camicia di forza chimica, parlando degli psicofarmaci che si può essere
costretti ad assumere e che spesso sono sostanze con effetti collaterali terribili come
una forte dipendenza. Ho sentito parlare dell'abuso del sistema per fini meramente
economici, come, ad esempio, per riuscire a sfrattare qualcuno facendolo internare, e
anche dell'utilizzo opposto, per creare cioè una situazione di emergenza medica che
impedisca uno sfratto. Il quadro dipinto dagli interventi effettuati dagli esponenti dei vari
gruppi è risultato insomma piuttosto funesto. Ma più di tutto mi ha colpito parlare con
una ragazza che tutto questo lo ha vissuto sulla sua pelle e che preferisce però restare
anonima. Parlando con lei di quello che ha vissuto e quello che ancora soffre a causa
delle "cure" subite ho potuto accorgermi anche della grande paura che questo sistema
infligge. Paura di non riuscire ad uscirne, perchè non si prevede una guarigione ma solo
un continuo curarsi, paura di tornare a perdere la propria lucidità mentale, ancora
grandemente inficiata a causa dei farmaci e dei loro effetti collaterali, paura di esporsi
ed essere nuovamente trascinata in un incubo, paura di essere sola, perchè non sai a
chi potresti chiedere aiuto, e, anche trovando la lucidità mentale di farlo chi le
crederebbe? Dopotutto un medico ha decretato che è "disturbata" e da quel momento si
cessa di essere una persona vera, una persona le cui parole hanno un peso.

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