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Il Positive Self Talk Antipanico in TV

Caffè: Il nemico "oscuro"




Molte volte vi sarà capitato di leggere articoli nei quali si viene messi in guardia dai pericoli dell'assunzione eccessiva di questa bevanda e di quanto essa possa influire negativamente nei soggetti ansiosi o a rischio di crisi di panico.

Ritengo l'argomento di tale rilevanza, tanto da sentire la necessità di scrivere anch'io qualcosa in proposito.

La prima considerazione che mi viene in mente, è quella di non poter fare a meno di notare, che spesso il problema, viene trattato con fin troppa leggerezza. In effetti di solito, perfino chi cerca giustamente di sensibilizzare su tale argomento, nel farlo si limita a sconsigliarne l'uso smodato.

Questo a mio avviso è un grande errore di valutazione, anzi di sottovalutazione del problema.

La caffeina è annoverata tra le sostanze stupefacenti, e viene utilizzata come insetticida. La sua tossicità è scientificamente dimostrata e pochi grammi sarebbero sufficienti a provocare gravi danni in un organismo sano, e persino causarne il decesso. Questo non è ovviamente il caso delle due-quattro tazze che generalmente il consumatore medio di caffè assume durante la giornata, infatti il quantitativo per tazza è espresso in milligrammi, ma quale persona ragionevole assumerebbe una sostanza tossica soltanto perché essa ha un buon sapore ed un profumo gradevole?

Quando ci rechiamo dal medico per parlargli di alcuni tipi di sintomi, capita di frequente di sentirsi porre la domanda: "quanti caffè beve al giorno?" e a seconda della risposta : " sarebbe meglio se lei riducesse..."

Ogni medico conosce molto bene i danni prodotti dalla caffeina, resta l'interrogativo comunque, del perché non ne venga sconsigliato in assoluto il suo utilizzo. Beh, qui entriamo nel dogma della scienza medica e preferiamo non indagare ulteriormente...

Per quello che ci riguarda però, è bene evidenziare che la caffeina, genera un aumento dell'adrenalina, stimolando il sistema nervoso simpatico, con relativo aumento dei battiti cardiaci associato a frequenti episodi extrasistolici.

Detto ciò dunque, come possiamo limitarci a sconsigliarne soltanto l'uso esagerato? Se le persone afflitte da disturbi della sfera emotiva e da attacchi di panico, ciò che più temono sono proprio l'aumento della frequenza cardiaca e la tachicardia, per quale stupido ed incosciente motivo dovrebbero far uso di una sostanza il cui principale effetto è proprio quello di provocare tali reazioni?

La nostra equipe di studio, ha condotto recentemente tutta una serie di esperimenti su numerosissimi volontari, ed i risultati sono stati tali, da dover scoraggiare l'utilizzo di questa bevanda (che tra l'altro è un "non nutrimento" ) anche in dosi veramente minime.

Come ho già accennato, la caffeina è una sostanza stupefacente, e come la stragrande maggioranza di dette sostanze, provoca dipendenza. Liberarsi dalla letargia indotta dall'astinenza da tale abitudine, potrebbe richiedere qualche giorno, ma di contro, i benefici saranno immediati e considerevoli. Se proprio non vorrete rinunciare al piacere di sorseggiare una tazza di caffè, esistono in commercio degli ottimi surrogati decaffeinati ormai talmente "evoluti", da conservare intatto tutto il gusto e l'aroma.


di Alexandre Marcel Simonet



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